tipologia di resezione


La possibilità di asportare porzioni più o meno ampie senza compromettere la funzione del fegato residuo dipende dalla particolare anatomia dei vasi sanguigni e biliari all’interno del fegato. Il fegato è suddivisibile in otto distinte porzioni dette segmenti epatici. I vasi sanguigni e biliari, entrano nel fegato in un'unica area detta ilo epatico, e si biforcano immediatamente per irrorare le due metà dell’organo, emifegato destro e sinistro, che sono autonome l’una dall’altra; all’interno di ogni emifegato poi i vasi si dividono ulteriormente per irrorare i segmenti, quattro per l’emifegato destro e tre per quello sinistro; esiste infine un segmento autonomo, detto lobo caudato che si trova posteriormente ai due grandi lobi. grazie a questa particolare struttura del fegato che si possono effettuare svariati tipi di resezione epatica a seconda del singolo caso. E' possibile asportare: un emifegato (lobectomia o epatectomia destra o sinistra); un segmento (segmentectomia); due segmenti contigui (bisegmentectomia o settoriectomia); più segmenti, anche distanti tra loro (segmentectomie multiple); parti di segmento (subsegmentectomia o resezione a cuneo). Ogni intervento si differenzia dagli altri per dimensione della porzione di fegato asportato, con conseguente diversa complessità tecnica e rischi nel periodo post-operatorio (es. emorragia, infezioni, insufficienza epatica). L’entità della resezione epatica dipende dalla sede e dalle dimensioni della lesione da rimuovere: in alcuni casi anche lesioni di piccole dimensioni, ma poste a stretto contatto con strutture vascolari principali, possono richiedere l’asportazione dell’intero settore o del lobo epatico che è vascolarizzato da quel vaso. In ogni caso saranno gli esami strumentali eseguiti nel preoperatorio (tac con mezzo di contrasto, risonanza magnetica, ecografia con studio doppler della vascolarizzazione epatica) e nell’intraoperatorio (ecografia epatica intraoperatoria) che permetteranno di diagnosticare con precisione la sede, i rapporti con le strutture vascolari, le dimensioni e, nella maggior parte dei casi, la natura della lesione, e quindi indirizzeranno il chirurgo al tipo di resezione da effettuare. Per alcune patologie delle vie biliari possono essere utili anche esami particolari quali colangiografia retrograda (ercp) o risonanza magnetica con studio colangiografico delle vie biliari. 


prima dell'intervento


si eseguono tutti gli esami di laboratorio per valutare la funzionalità del fegato e capire quindi se la porzione restante potrà garantire un’adeguata funzione biosintetica. inoltre, per valutare eventuali patologie cardiovascolari o respiratorie che possono condizionare il decorso intra e post-operatorio, si effettuano anche elettrocardiogramma, radiografia del torace, verde di indocianina per determinare la quantità di fegato da resecare.

 

durante l'intervento


la durata dell’intervento può variare a seconda della complessità, della necessità di ricostruire le connessioni tra condotti biliari e intestino (anastomosi biliodigestive) o della necessità di resezioni vascolari. Sono in genere interventi di chirurgia maggiore complessi e per questo richiedono personale specializzato in questo tipo di chirurgia. le principali fasi dell’intervento consistono nella mobilizzazione del fegato dalle connessioni che lo fissano alle strutture vicine, soprattutto al diaframma; segue il riconoscimento e la sezione dei vasi sanguigni e biliari destinati alla porzione di fegato da asportare (controllo vascolare), si procede poi all’asportazione vera e propria della porzione di fegato. Quest’ultima viene effettuata utilizzando sofisticati strumenti tecnologici che sfruttano svariate forme di energia e che permettono un buon controllo dei sanguinamenti intraoperatori.


dopo l'intervento


il decorso postoperatorio intraospedaliero, in assenza di complicanze, può variare da 7 a 10 giorni. Grazie alle nuove tecniche di analgesia il dolore postoperatorio è minimo e ben controllato. Il paziente può riprendere a mangiare dopo due o tre giorni appena le condizioni cliniche lo permettono.